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Il rischio rumore nei cantieri edili
Abbiamo
visto in un precedente articolo [ CI01-1820]
come, all'interno del settore edile, il comparto dei cantieri è esposto in
maniera ancora superiore al rischio rumore e come la normativa si orienta in
materia. Completiamo l'argomento passando in rassegna quelle che sono le
misure tecniche, organizzative e procedurali che permettono la minimizzazione
del problema e la scelta dei dispositivi di protezione individuale.
a
cura di Claudio Conio Comitato paritetico territoriale di Milano e Lodi
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Una giusta analisi
delle principali fonti di rumore all'interno del cantiere edile è
indispensabile per pianificare un corretto aggiornamento e ammortamento del
patrimonio di impresa rappresentato dalle macchine. Si consideri, infatti, che
le attrezzature nel tempo hanno processi di deperimento che generano molto
spesso una intensificazione del rumore emesso e inoltre, specialmente negli
ultimi anni, l'innovazione tecnica ha saputo migliorare notevolmente
l'abbattimento acustico delle attrezzature velocizzando il loro fenomeno di
obsolescenza in termini di sicurezza attiva e passiva. Per limitare la
rumorosità eccessiva dei macchinari o utensili impiegati nel ciclo produttivo
si possono adottare diverse misure preventive e protettive.
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Provvedimenti
atti a ridurre la rumorosità alla fonte
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Acquisto:
tutte le macchine devono essere marcate CE e nell'acquistare attrezzature
occorre prestare particolare attenzione alla silenziosità d'uso. L'art. 46,
comma 3 del D.Lgs.277/1991 recita: "Il datore di lavoro privilegia,
all'atto dell'acquisto di nuovi utensili, macchine, apparecchiature, quelli
che producono, nelle normali condizioni di funzionamento, il più basso
livello di rumore". Si ricorda che la scala di misurazione in dB utilizza
una unità di misura logaritmica e che un incremento di 3 dB rappresenta un
raddoppio della rumorosità emessa.
Insonorizzazione: quando il rumore di una lavorazione o di una
attrezzatura non può essere eliminato o ridotto, si devono porre in essere
protezioni collettive di schermatura supplementare alla sorgente disturbante (insonorizzazione)
che modifichino sostanzialmente il livello di emissione di rumore
nell'ambiente circostante. Il tipo di intervento deve essere valutato non solo
per quel che riguarda il risultato ottenibile dal punto di vista acustico, ma
deve essere interfacciato a quella che è la tecnologia impiegata nel rispetto
della funzionalità richiesta, garantendo al contempo le esigenze acustiche e
le necessità tecniche, ma soprattutto quelle operative dell'utilizzatore
finale.
Manutenzione: prima di eseguire qualsiasi intervento è indispensabile
controllare che, dal punto di vista della manutenzione, non vi siano
malfunzionamenti dei vari gruppi motore e che tutti gli sportelli di ispezione
degli organi in movimento siano correttamente chiusi e bloccati. Una corretta
manutenzione degli impianti e degli utensili (ingrassaggio, affilatura,
sostituzione parti inefficienti ecc.) può produrre un notevole decremento
della rumorosità nelle lavorazioni meccaniche. Una continua revisione
consente, inoltre, di rallentare l'obsolescenza dei macchinari, favorendo da
un lato una maggiore durabilità dell'oggetto e dall'altro il mantenimento
delle caratteristiche funzionali e acustiche che avevano ispirato l'acquisto
dell'utensile stesso. Nella tabella 1 vengono riportati i principali
interventi tecnici adottabili per ridurre l'emissione acustica alla fonte in
alcune attrezzature di uso comune all'interno dei cantieri edili.
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Tabella 1
Principali interventi tecnici per ridurre l'emissione acustica alla fonte in
alcune attrezzature di uso comune
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| Sorgenti
di rumore |
Interventi
tecnici da realizzarsi
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Compressori
per martelli pneumatici
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Interventi
tecnici da realizzarsi Sostituzione (label acustica più bassa) e
DPI
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Martelli demolitori
pneumatici
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Sostituzione con tipo
elettrico (se possibile)
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Guida di
escavatori
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Mezzi cabinati
insonorizzati e climatizzati (possibilmente gommati)
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Seghe
circolari
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Taglia
mattoni "clipper"
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- sostituzione disco
da taglio con anima di acciaio e placchette
- diamantate saldate
sulla circonferenza, dischi con anima multistrato e i dischi con
anima a intagli laser;
- carter insonorizzati (rivestiti all'interno con materiale
fonoassorbente);
efficace bloccaggio del pezzo
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Smerigliatrici
angolari a disco (flessibili)
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Sostituzione con
dischi abrasivi silenziati per forma (per esempio a centro
depresso) o per struttura (con leganti smorzanti)
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Anomalie
di funzionamento
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Regolare
controllo e manutenzione, in particolare degli elementi soggetti a
usura
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Modificazione
dell'organizzazione del lavoro
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Allontanamento
efficace dalla sorgente: organizzazione delle distanze dalla sorgente
(segnalazione delle zone tramite perimetrazione e cartellonistica);
interdizione al passaggio e all'ingresso nell'area di lavoro al personale non
addetto alla lavorazione.
Ubicazione dei macchinari: i macchinari rumorosi [Leq> 90 dB(A)]
devono essere ubicati in modo tale da recare il minore disturbo possibile.
Ciò significa che la posizione reciproca fra la sorgente del rumore e
l'utilizzatore deve essere tale da minimizzare l'effetto diretto. In termini
pratico-operativi tale concetto si traduce nella frapposizione di ostacoli o
barriere che disturbino la trasmissione sonora ovvero la ricezione della fonte
di emissione disturbante. Le barriere acustiche ad alta capacita fonoisolante
sono molto diffuse negli impianti industriali fissi, mentre nei cantieri sono
assolutamente inutilizzate per la loro delicatezza e deperibilità oltre che
per la costante necessità di essere riposizionate all'avanzamento spaziale
della lavorazione. Ma grande efficacia protettiva potrebbero garantire anche
barriere acustiche improprie realizzate per esempio operando opportunamente lo
stoccaggio dei materiali in lavorazione. La frapposizione di stoccaggi tra la
zona operativa e la sorgente rumorosa realizza infatti una protezione attiva
del lavoratore senza rappresentare un aggravio dei costi né un problema
logistico per l'organizzazione delle lavorazioni che hanno comunque la
necessità di movimentare le materie prime in prossimità del luogo di messa
in opera. Nelle tabelle 2 e 3 si riportano esempi di intervento
organizzativo per eliminare l'esposizione diretta alla fonte di rumore e i
principali interventi tecnici adottabili per ridurre l'esposizione dei
lavoratori mediante opportuna localizzazione dei macchinari e dei materiali in
lavorazione.
Sovrapposizioni di attività o macchinari: sviluppare un programma dei
lavori che tenga in debita considerazione le caratteristiche tipologiche
dell'intervento, ma che al tempo stesso eviti situazioni di utilizzo
contemporaneo di più macchinari ad alta emissione di rumore in aree limitrofe
o lo svolgimento in adiacenza di attività la cui sovrapposizione possa creare
un ambiente lavorativo insalubre per l'apparato uditivo umano. Il rischio
legato alla valutazione decontestualizzata dell'apporto delle singole macchine
al rumore ambientale delle zone di interferenza è illustrato nella grafico
1 dove è evidente come l'operatore dell'attrezzatura C, sebbene addetto a
una macchina caratterizzata da un'emissione relativamente pericolosa, potrebbe
trovarsi esposto a rischi generati dalla compresenza di altre macchine.
Confinamento delle lavorazioni: è decisamente importante valutare la
possibilità di confinare le lavorazioni ritenute "rumorose" in aree
a bassa concentrazione di lavoratori. Tale soluzione consente di preservare
gli operatori impiegati nello svolgimento consueto delle altre operazioni di
cantiere dalle eccessive esposizioni a fonti di disturbo non pertinenti alla
loro specifica lavorazione. È indispensabile ottemperare dunque a un preciso
articolo di legge non abrogato con il D.Lgs. 277/1991 e precisamente l'art. 19
del D.P.R. 303/1956 - Separazione dei lavori nocivi - che recita: "Il
datore di lavoro è tenuto ad effettuare, ogni qualvolta è possibile, in
luoghi separati le lavorazioni pericolose o insalubri allo scopo di non
esporvi senza necessità i lavoratori addetti ad altre lavorazioni".
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Tabella 2
Esempi di intervento per eliminare l'esposizione diretta alla fonte di rumore
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| Sorgenti
di rumore |
Principali
interventi organizzativi |
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| Demolizioni
Perforazioni
Disarmo
Carico e scarico dei
mezzi |
- programmazione
delle attività più rumorose nei momenti
di minore affollamento del cantiere o in alternativa in fasce
orarie determinate
- turnazioni e pause
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Tabella 3
Principali interventi tecnici mediante opportuna
localizzazione dei macchinari e dei materiali in lavorazione
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| Sorgenti
di rumore |
Principali
interventi organizzativi |
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| Gruppo
elettrogeno
Compressori
Centrale di betonaggio
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- separazione
lavorazione
- più lontano possibile dalle zone di lavoro
- barriere o schermi utilizzando muri esistenti, materiali edilizi
in stoccaggio
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Grafico 1
Esempio di calcolo dei livelli sonori dovuti alla
sovrapposizione delle singole emissioni
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Si consideri il caso
di 3 macchine a, b, c intorno alle quali i livelli sonori
periferici, considerati come omogenei, siano rispettivamente di
87, 92 e 85 dB.
Prima di impiantare queste sorgenti sonore si vogliono conoscere i
livelli sonori teorici nelle zone di lavoro p, q, r, s
espressi in dB.
Il calcolo consiste, per ogni zona considerata, nell'addizionare
le intensità sonore facendo ricorso al calcolo logaritmico per
conoscere i livelli in dB. |

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| Fonte: "Cahiers
de Comités de prévention du batiment et des travaux publics"
[Tratto da C. Macchia, "Il ruolo del coordinatore della sicurezza
nella prevenzione del rischio rumore", in C. Conio (atti a cura
di), RR - Rischio Rumore in edilizia, ESEM, Milano 28 gennaio
1999]. |
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Misure
organizzative e procedurali
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Tempi di esposizione: una delle
variabili significative per la valutazione delle condizioni acustiche di un
ambiente è il fattore "tempo di esposizione" che rappresenta la
possibilità di intervento più immediata per minimizzare gli effetti del
rumore. Scaturisce, dunque, la necessità di una accurata pianificazione delle
attività di lavorazione che preveda la turnazione e la rotazione degli
addetti alle mansioni rumorose onde intervallare condizioni ad alta
sollecitazione acustica con tempi di "riposo" parziale
caratterizzati da bassi livelli di esposizione personale. Quando ciò non sia
possibile, per il basso numero di addetti, può essere utile programmare delle
periodiche interruzioni del lavoro (pause) da trascorrere in ambienti
confortevoli, purché di durata misurata alla sollecitazione.
Informazione e formazione: è indispensabile istruire i lavoratori sul
corretto utilizzo delle attrezzature e su un'adeguata manutenzione dei
macchinari impiegati, in conformità con le indicazioni del fabbricante, con
la finalità di evitare incrementi nella rumorosità. Si tratta di
"rendere edotti" i lavoratori sulle scelte organizzative e
procedurali effettuate poiché la mancata osservanza delle disposizioni e
istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, per
non conoscenza da parte dei dipendenti, vanifica l'attività di bonifica
rivolta alla protezione collettiva e individuale. Il lavoratore è sì la
persona cui sono rivolte tutte le misure di prevenzione e protezione, ma è
anche lo strumento essenziale attraverso cui tutta l'organizzazione della
sicurezza trova operativa ed efficace attuazione. Infatti, l'art. 5, comma 1
del D.Lgs. 626 del 19 settembre 1994 [ AI00-11] così recita: "Ogni
lavoratore, conformemente alla sua formazione e alle istruzioni e ai mezzi
forniti dal datore di lavoro, deve prendersi cura della propria sicurezza e
della propria salute oltre che di quella delle altre persone presenti sul
luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni od
omissioni".
I lavoratori devono inoltre essere informati su (art. 42, D.Lgs. 277/1991):
- i rischi derivanti all'udito dall'esposizione al rumore;
- le misure adottate in applicazione delle presenti norme;
- le misure di protezione cui debbono conformarsi;
- la funzione dei mezzi individuali di protezione, le circostanze in cui
ne è previsto l'uso e le modalità di uso;
- il significato e il ruolo del controllo
sanitario;
- i risultati e il
significato della valutazione strumentale del rischio rumore;
- l'uso corretto dei mezzi individuali di protezione dell'udito, se le
attività comportano un valore dell'esposizione quotidiana personale al rumore
superiore a 85 dB(A);
- l'uso corretto, ai fini della riduzione al minimo dei rischi per
l'udito, degli utensili, macchine, apparecchiature che, utilizzati in modo
continuativo, producono un'esposizione quotidiana personale al rumore pari o
superiore a 85 dB(A).
Sorveglianza sanitaria: un ulteriore sistema di prevenzione del danno
acustico è rappresentato dal controllo sanitario da parte del medico
competente. I lavoratori, indipendentemente dall'utilizzo dei dispositivi di
protezione individuale, devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria; il
controllo, infatti, può essere indicatore di condizioni operative non
salutari che necessitano di un intervento di immediato recupero.
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Schema 1
Esempio di calcolo dei tempi di esposizione
quotidiani potenzialmente sopportabili, senza subire conseguenze sanitarie
permanenti, da operatori non protetti da opportuni DPI
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Lact |
Tempo di esposizione
sopportabile quotidianamente senza protezione |
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1 ora |
2 ore |
3 ore |
4 ore |
5 ore |
6 ore |
7 ore |
8 ore |
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82 dB |
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85 dB |
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88 dB |
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91 dB |
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94 dB |
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97 dB |
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Al crescere di 3 dB della
intensità acustica emessa dalla fonte (raddoppio del rumore) deve
corrispondere un dimezzamento del tempo di esposizione. |
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La scelta dei
dispositivi di protezione individuale
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I dispositivi di protezione individuale di tipo
auricolare, grazie alle loro proprietà di attenuazione acustica, riducono gli
effetti del rumore sull'udito.
Questi dispositivi non devono essere utilizzati in sostituzione di più
efficaci procedure di intervento, di tipo preventivo, come le bonifiche alla
fonte, ma rappresentano un utile strumento di protezione quando le conoscenze
tecnologiche non sono tali da consentire una efficace riduzione del rumore
emesso da alcune macchine o da alcune particolari lavorazioni.
L'utilizzo di DPI otoprotettivi, inoltre, costituisce una misura transitoria
indispensabile, nell'intervallo di tempo che trascorre da quando si accerta
l'esistenza di un rischio acustico e il momento nel quale si realizza
l'eventuale intervento di bonifica.
I dispositivi personali di protezione acustica possono essere classificati
all'interno di 3 categorie fondamentali (tabella 4):
- inserti auricolari;
- cuffie protettive;
- caschi e dispositivi speciali attivi.
In essi l'attenuazione delle onde sonore avviene generalmente mediante un
ostacolo fisico in grado di attutire l'impatto generato dall'onda sonora sul
timpano dell'orecchio; questa barriera può essere realizzata o mediante
l'introduzione di un "inserto" in materiale fonoassorbente nel meato
acustico dell'orecchio esterno o mediante la "chiusura" del
padiglione auricolare all'interno di speciali conchiglie fonoisolanti. Diverso
è il principio di abbattimento acustico utilizzato dai dispositivi speciali
che generalmente sono in grado di operare una attenuazione selettiva di alcune
frequenze operando una protezione attiva dell'orecchio mediante l'utilizzo di
dispositivi elettroacustici.
Gli inserti auricolari presentano attenuazioni medie comprese tra i 10 e i 30
dB(A), mentre leggermente superiori sono le prestazioni medie delle cuffie che
raggiungono attenuazioni tra i 20 e i 40 dB(A). Molto più efficaci sono i
risultati offerti dai dispositivi speciali e attivi ai quali è però assai
raro essere costretti a ricorrere per le lavorazioni tipiche del cantiere
edile. Grande attenzione deve essere dedicata alla scelta del DPI più consono
al rumore presente nell'ambiente e alle esigenze ergonomiche e psicologiche
del lavoratore. I dispositivi auricolari molto spesso vengono
"rifiutati" dai lavoratori perché causano:
- senso di isolamento dai colleghi e dall'ambiente;
- sensazione di fastidio, fischio nelle orecchie e turbe al senso
dell'equilibrio;
- possibili infiammazioni della pelle o del canale auricolare dovute a
condizioni di non perfetta asetticità del dispositivo.
Affinché la protezione assicurata dai DPI auricolari sia realmente efficace,
è indispensabile che l'utilizzatore indossi sempre il dispositivo allorché
esposto al rumore, infatti come si è visto anche brevi esposizioni a rumori
nocivi rappresentano un grave rischio di ipoacusia. Pertanto diviene
assolutamente indispensabile che il DPI sia accettato dal lavoratore e
garantisca un discreto livello di comfort.
La legislazione cogente individua una serie di soggetti recanti obblighi e
compiti nella selezione dei DPI: l'art. 13 del titolo IV del D.Lgs. 626/1994
prescrive che il datore di lavoro debba:
- effettuare la valutazione dei rischi che non possono essere evitati
con altri mezzi;
- individui le caratteristiche dei DPI necessari affinché questi
siano adeguati ai rischi di cui alla lettera a.
Tuttavia la scelta finale, tra le varie famiglie di protettori, dovrà essere
eseguita dal medico competente e dal responsabile del servizio di prevenzione
e protezione (RSPP), in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori in
materia di sicurezza aziendale (RLS) e tenendo conto delle indicazioni portate
dal lavoratore.
Per agevolare una scelta consapevole dei dispositivi di protezione auricolare,
che sia realmente adeguata alle specifiche condizioni ambientali emerse dalla
valutazione della rumorosità ambientale e alle esigenze di comfort degli
utilizzatori, è stata elaborata la norma EN 458/95 riguardante le
"Raccomandazioni per la selezione, l'uso, la cura e la manutenzione dei
dispositivi di protezione auricolare".
Questa norma, essendo di tipo volontario, non rappresenta per il datore di
lavoro un obbligo cogente; essa costituisce piuttosto uno strumento cui fare
liberamente riferimento per ottimizzare i risultati imprenditoriali
minimizzando lo sforzo e il disagio dei propri dipendenti e quindi
massimizzandone il rendimento produttivo.
La normativa citata individua 6 fattori fondamentali per la corretta selezione
del dispositivo più adatto:
- marcatura e certificazione;
- requisiti di attenuazione sonora;
- comfort dell'utilizzatore;
- parametri ambientali;
- eventuali disturbi auricolari del
lavoratore;
- compatibilità ed Interferenze con altri DPI.
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Tabella 4
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Classificazione dei DPI secondo la norma EN
458/95
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Inserti
auricolari |
Si
tratta di protettori auricolari che vengono inseriti nel meato
acustico esterno oppure posti nella conca del padiglione per
chiudere a tenuta l'imbocco del meato acustico esterno. Talvolta
sono provvisti di un archetto o di un cordino di interconnessione.
Gli inserti auricolari possono essere: inserti monouso,
utilizzabili una sola volta; inserti riutilizzabili, utilizzabili
più volte da una stessa persona. Sono prodotti in materiali
morbidi quale ovatta minerale, silicone, gomma o plastica e sono
disponibili in più taglie.
Gli inserti modellabili
dall'utilizzatore sono fabbricati in materiali comprimibili che
l'utilizzatore modella con le dita prima di inserirli; dopo
l'inserimento questi dispositivi spesso tendono a riprendere le
dimensioni originarie ed espandendosi formano una chiusura
ermetica nei meati acustici esterni.
Gli inserti auricolari
realizzati su misura sono invece caratterizzati da una sagoma
prestampata normalmente in materiale plastico che viene modellata
su un'impronta dei meati acustici esterni dell'utilizzatore.
Inserti con archetto sono realizzati solitamente in silicone,
gomma o materiale plastico morbido. L'archetto di sostegno assolve
principalmente alla funzione di dispositivo per il corretto
posizionamento all'imbocco del meato acustico esterno senza che
l'operatore debba toccare direttamente l'inserto favorendo così
l'aspetto igienico connesso con la necessità di alternare momenti
di protezione a momenti di non protezione dell'udito.
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Cuffie
otoprotettive |
Sono
realizzate da una coppia di conchiglie, imbottite con materiale
fonoisolante, che coprono le orecchie e creano una tenuta ermetica
con la testa grazie a cuscinetti morbidi solitamente riempiti con
liquido o espanso. Le conchiglie sono collegate tra loro da un
archetto di sostegno di metallo o plastica. Alcune cuffie hanno
una conchiglia sagomata destinata solo all'orecchio sinistro e
un'altra simmetrica destinata solo all'orecchio destro. Le cuffie
sono disponibili in una gamma di taglie destinata a soddisfare la
richiesta dimensionale di tutti i lavoratori indipendentemente
dalla dimensione della testa e delle orecchie tipiche di ogni
etnia.
- Tipi di archetti: le cuffie sono disponibili con archetti di
sostegno che passano sopra la testa, dietro la nuca, sotto il
mento, sul naso e universali. Le cuffie con archetto di sostegno
dietro alla nuca e sotto il mento consentono di indossare
contemporaneamente un elmetto di sicurezza. Gli archetti
universali possono essere indossati sulla testa, dietro alla nuca,
sotto il mento. Gli archetti di sostegno dietro alla nuca e sotto
il mento possono essere integrati da cinghie di sostegno che
assicurino un adattamento affidabile della cuffia;
- cuffie montate su elmetto: consistono in conchiglie singole
collegate a bracci fissati a un elmetto industriale di sicurezza e
sono regolabili in modo da poter essere sistemate sulle orecchie
quando è necessario.
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Dispositivi
speciali |
- Protettori
sensibili al livello acustico: sono concepiti per regolare la
capacità protettiva di fonoisolamento in relazione all'incremento
del livello sonoro esterno;
- protettori per la riduzione attiva del rumore: sono dispositivi
che incorporano componenti elettroacustiche in grado di annullare
parzialmente il suono esterno rilasciando onde sonore
complementari la cui frequenza smorza attivamente l'onda acustica
generata dalla sorgente esterna;
- cuffie radio: sono dispositivi di protezione attrezzati con
apparati di comunicazione via cavo o via aerea attraverso i quali
possono essere trasmessi segnali di allarme, istruzioni di lavoro
o anche programmi di intrattenimento;
- elmetti acustici: sono dispositivi che coprono, oltre alle
orecchie, gran parte della testa dell'operatore. Si utilizzano
quando i rumori esterni hanno una potenza o una frequenza tale da
rendere necessaria una riduzione dei rumori indotti per via aerea
alla scatola cranica e da questa trasmessa mediante conduzione
ossea direttamente all'orecchio interno. |
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Marcatura e certificazione
Sono numerosi i dispositivi legislativi che prescrivono un obbligo in questo
senso; i due più autorevoli in proposito sono il D.Lgs. 475/1992 e il D.Lgs.
626/1994.
Il D.Lgs. 475 del 4 dicembre 1992, recante attuazione della Direttiva del
Consiglio 89/686/CEE del 21 dicembre 1989 in materia di riavvicinamento delle
legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione
individuale, contiene l'allegato II sui requisiti essenziali di sicurezza, che
al punto 3.5 prescrive le seguenti disposizioni in materia di protezione
contro gli effetti del rumore:
-
i DPI destinati a prevenire gli effetti nefasti del rumore devono potere
attenuare quest'ultimo in modo che i livelli sonori equivalenti, avvertiti
dall'utilizzatore, non superino mai i valori limite di esposizione quotidiana
prescritti per la protezione dei lavoratori nella direttiva 86/188/CEE del
Consiglio del 12 maggio 1986, in materia di protezione dei lavoratori contro i
rischi derivanti dall'esposizione al rumore durante il lavoro (recepita con il
D.Lgs. 277/1991);
-
ogni DPI deve avere un'etichetta in cui sia indicato il livello di
diminuzione acustica, nonché l'indicazione dell'indice di comfort offerto dal
DPI; ove ciò non sia possibile, questa etichetta deve essere posta
sull'imballaggio.
Analogamente il D.Lgs. 626/1994 all'art. 43 riporta le prescrizioni
fondamentali in ordine alla scelta, all'utilizzo e alla manutenzione dei
dispositivi di protezione individuale, che possono essere riassunti nei
seguenti punti a carico del datore di lavoro:
- all'atto dell'acquisto controlla che al DPI sia allegata la
documentazione di conformità prevista:
- dichiarazione di conformità CE
rilasciata dal fabbricante;
- marcatura CE;
- nota informativa rilasciata dal
fabbricante;
- destina ogni DPI a un uso personale (art. 43, comma 4, lett. d);
- provvede a che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti
(art. 43, comma 4, lett. b);
- informa il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge (art.
43, comma 4, lett. e);
- assicura una formazione adeguata del lavoratore (art. 43, comma 4,
lett. g);
- organizza, nei casi previsti o comunque consigliabili, uno specifico
addestramento (art. 43, comma 4, lett. g e comma 5). Ai sensi del D.Lgs.
475/1992 l'addestramento è indispensabile per ogni dispositivo appartenente
alla terza categoria (ovvero i dispositivi di protezione individuale di
progettazione complessa destinati a salvaguardare da rischi di morte o di
lesioni gravi o di carattere permanente) e per i dispositivi di protezione
dell'udito;
- fornisce istruzioni comprensibili (per forma e lingua) al lavoratore
(art. 43, comma 4, lett. c);
- rende disponibili in azienda informazioni adeguate sui DPI (art. 43,
comma4, lett. f);
- mantiene in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni di igiene
mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie (art.
43, comma 4, lett. a);
- prende misure adeguate affinché l'uso di uno stesso DPI da parte
di più lavoratori non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari
utilizzatori (art. 43, comma 4, lett. d).
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Requisiti di attenuazione sonora
I dispositivi di protezione individuale sono considerati adeguati dalla
legislazione italiana (art. 43 del D.Lgs. 277/1991) se il loro corretto
utilizzato mantiene un livello di rischio uguale o inferiore a quello
derivante da un'esposizione quotidiana personale di 90 dB(A).
La norma europea armonizzata EN 458/95 è, al proposito, molto più
dettagliata e riporta una tabella contenente i criteri per la corretta
valutazione dell'attenuazione sonora di un protettore auricolare (tabella 5).
Come si può constatare una protezione eccessiva viene considerata deleteria e
non adeguata al pari di una insufficiente. L'eccessivo isolamento acustico,
infatti, potrebbe causare disagio e fastidio fisico e difficoltà di
comunicazione nel soggetto iperprotetto, arrivando ad aumentare l'incidenza
statistica degli infortuni dovuti all'eccessivo isolamento del lavoratore dal
suo contesto (non vengono sentiti i segnali di richiamo, di allarme,le
indicazioni operative dei colleghi o non si avverte la presenza di macchine e
fasi di lavorazione attive nelle immediate vicinanze).
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Tabella 5
Protettori auricolari. Raccomandazioni per la
selezione, l'uso, la cura e la manutenzione
(norma UNI EN 458/95)
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Livello
effettivo all'orecchio con otoprotettore indossato
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Stima della
protezione
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Note
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Lact
> 85 dB
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insufficiente |
esposizione
a rischio di ipoacusia da rumore |
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85 dB > Lact
> 80 dB
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accettabile |
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80 dB > Lact
> 75 dB
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buona |
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|
75
dB > Lact> 70 dB
|
accettabile |
|
|
70
dB > Lact
|
troppo alta
iperprotezione |
difficoltà
di comunicazione, poco comfort, pericoli dovuti
all'isolamento dal contesto |
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Comfort per l'utilizzatore
La continuità nell'uso, indispensabile per ottenere una corretta
protezione dal rischio di ipoacusia, è direttamente connessa con il grado di
comfort che il DPI è in grado di garantire.
Nel campo dei dispositivi auricolari a inserto, il comfort è legato
all'utilizzo di materiale anallergico, alla facilità di inserimento ed
estrazione e alla garanzia igienica che questa operazione richiede, mentre
generalmente non ci sono problemi dimensionali essendo gli inserti molto
soffici e opportunamente studiati a livello materico per ben adattarsi alle
forme e alle dimensioni del padiglione auricolare.
Per quanto riguarda le cuffie, la complessità di regolazione del dispositivo
coinvolge molti più parametri quali la massa (peso sul capo), i materiali
(irritazioni cutanee, allergie), le caratteristiche morfologiche e costruttive
(pericolo di impigliarsi, disagi dovuto a spostamenti indesiderati), la
dimensione e l'ergonomia delle conchiglie (interferenza della coppa con il
padiglione auricolare esterno), la dimensione dei cuscinetti di appoggio (se
grandi, eccessiva sudorazione; se piccoli, possibilità di infiltrazione di
rumori dovuti a presenza di capelli, occhiali ecc.), la pressione esercitata
dall'archetto di sostegno sulle parti parietali del capo (mal di testa) e la
sua regolabilità (capacità di adeguarsi alla forma del capo).
La norma pertanto consiglia: "Laddove possibile, l'utilizzatore dovrebbe
poter effettuare una scelta personale tra i protettori auricolari. Gli
acquirenti, i dipendenti, i supervisori o le altre parti interessate, secondo
i casi, dovrebbero assicurarsi che la scelta venga effettuata tra i tipi
adatti".
Particolare attenzione deve, inoltre, essere riservata all'attuazione di un
periodo di "allenamento" e familiarizzazione nell'utilizzo del mezzo
di protezione. Si deve, cioè, evitare che la mancanza di abitudine
all'impiego del DPI e l'uso improvviso del dispositivo per un numero di ore
elevato, possa generare nel lavoratore una istintiva repulsione psicologica
all'utilizzo della protezione con conseguente rifiuto o disinteresse al suo
uso.
Parametri ambientali
I parametri ambientali di riferimento nella scelta dei dispositivi di
protezione acustica sono, oltre ovviamente ai risultati della valutazione
fonometrica per la definizione del rischio, le caratteristiche
microclimatiche, atmosferiche e di contorno presenti nell'ambiente di lavoro e
le necessità organizzative e procedurali che impongono per l'operatore le
necessità di avvertire informazioni e dati (messaggi verbali, comunicazioni
ecc.), suoni informativi del processo operativo (sonorità della macchina
ecc.) o la presenza di specifici segnali acustici (avvertimento, allarme
ecc.).
La normativa si esprime in merito riportando alcuni consigli:
- negli ambienti di lavoro caratterizzati da temperature ambiente e umidità
elevate potrebbe essere opportuno l'utilizzo di inserti auricolari in quanto
le cuffie favorirebbero una eccessiva sudorazione del viso; in alternativa è
opportuno ricorrere a cuffie dotate di tamponi intercambiabili sui cuscinetti;
- negli ambienti di lavoro caratterizzati da polveri o quando l'operatore non
può garantire una opportuna pulizia delle mani, il ricorso a cuffie preserva
da rischi di infezione del canale auricolare, ma genera possibilità di
irritazione cutanea per lo sfregamento di polvere sul viso in corrispondenza
dei cuscinetti. Una alternativa possibile potrebbe essere l'utilizzo di
tamponi auricolari monouso;
- in caso di esposizione a rumori intensi ma di breve durata sono preferibili
cuffie e inserti auricolari con archetto perché più facili e comodi da
indossare e togliere;
- quando è necessario riconoscere specifici segnali o messaggi verbali
occorre individuare un DPI con caratteristiche di attenuazione che non
abbattano la frequenza interessata o, in alternativa, che abbiano una
caratteristica di attenuazione sonora uniforme in tutto il campo di frequenza
in modo da permettere in ogni caso all'operatore il riconoscimento del suono
all'interno del rumore di fondo.
Eventuali disturbi auricolari
dell'utilizzatore
I disturbi medici di cui soffrono i lavoratori,
e che potrebbero essere interessati dall'uso di cuffie o inserti come
irritazioni cutanee, otalgia o ipoacusie, devono essere opportunamente presi
in considerazione all'atto della prescrizione del dispositivo auricolare. Per
stabilire quale tipo di presidio auricolare è maggiormente idoneo per persone
affette da questo genere di problemi è indispensabile consultare un medico
otorino.
Interferenza con altri DPI
Quando si prevede che il lavoratore
debba utilizzare determinate combinazioni di DPI per la protezione del capo o
del viso, è indispensabile verificare la compatibilità che questi
dispositivi instaurano reciprocamente. In generale è consigliabile in questi
casi ricorrere a inserti o cuffie leggere, ma esistono anche molti livelli di
integrazione tra i DPI che permettono di personalizzare le protezioni (casco +
cuffie; cuffie + visiera; maschera filtrante + cuffie ecc.). Il caso più
comune di interferenza è quello che si concretizza quando oltre alle cuffie
è indispensabile l'uso di occhiali di sicurezza (od occhiali correttivi da
vista); in questi casi i risultati migliori si ottengono utilizzando occhiali
con fascia elastica in sostituzione delle tradizionali stanghette o cuffie con
cuscinetti molto ampi e morbidi in modo di ridurre al minimo la mancata
attenuazione sonora.
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Le cuffie di protezione
auricolare:una prova comparativa
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I dispositivi di protezione auricolare devono
essere oggetto di un acquisto consapevole e mirato volto a privilegiare i
requisiti di praticità e facilità d'uso, garantendo al contempo il più
opportuno grado di protezione dagli agenti acustici esterni. Pertanto per
aiutare l'operatore professionale a orientarsi all'interno delle molteplici
esigenze da considerare, alcune strutture che storicamente si occupano della
formazione e dell'informazione degli operatori di settore hanno messo a punto
delle analisi di prodotto volte a verificare il livello di soddisfazione
offerto dai diversi dispositivi presenti sul mercato.
Tra i vari studi che si potrebbero citare, pare particolarmente interessante
un sistema di prova messo a punto dal centro documentazione di settore (CDS)
dell'ente scuola edile milanese (ESEM) in collaborazione con il comitato
paritetico territoriale di Milano e Lodi e con un pool di tecnici di settore
del laboratorio di merceologia e analisi settoriale del Dipartimento di
disegno industriale e tecnologia dell'architettura del Politecnico di Milano,
nel quale si dà particolare rilevanza alle caratteristiche del prodotto che
maggiormente favoriscono la centralità del professionista per il quale il DPI
deve essere uno strumento di lavoro abitualmente usato per preservare il
proprio benessere psicofisico, oltre alla propria capacità lavorativa, e non
un fastidioso ostacolo alla propria produttività.
Per la prova sono stati invitati i migliori produttori e distributori italiani
di protettori auricolari a inviare un campionario della loro produzione; in
particolare si è scelto di testare la gamma di
produzione delle cuffie essendo questa tipologia di prodotto la più diffusa
all'interno dei cantieri edili.
A questo proposito è opportuno premettere che è errato ritenere che le
cuffie antirumore siano in grado di offrire una protezione acustica superiore
ai dispositivi a inserto auricolari (tappi) o semiauricolari (inserti con
archetto), in realtà spesso questi otoprotettori raggiungono dati di
attenuazione direttamente confrontabili con quelli delle cuffie e il loro
scarso utilizzo in edilizia è dovuto prevalentemente alle caratteristiche
itineranti dei cantieri, causa primaria di tutte le problematiche igieniche
che sicuramente rappresentano un importante deterrente all'uso di dispositivi
che devono essere inseriti con cura e in modo pulito all'interno
dell'orecchio.
Infine è evidente che, sebbene il cantiere edile sia un luogo di lavoro pieno
di attrezzature anche molto rumorose, è altrettanto vero che la varietà di
lavorazioni presenti richiede spesso la necessità di potere alternare con
grande rapidità momenti di protezione acustica con momenti di "libero
udito" e questa caratteristica di estrema flessibilità è meglio
soddisfatta da un otoprotettore a cuffia piuttosto che da un inserto
auricolare.
La prova comparativa, che qui non è possibile riportare per esteso, applica
una metodologia di confronto che si fonda su diversi livelli di indagine che
progressivamente approfondiscono l'analisi prestazionale del prodotto,
ampliando i campi di verifica fino a giungere alle prestazioni di servizio
offerte nel tempo dal produttore della cuffia.
Secondo questa traccia viene quindi operata una valutazione riguardo alla
confezione di vendita e alla dotazione standard e di accessori messi a
disposizione dal produttore, vengono analizzati le caratteristiche tecniche
dichiarate e si opera una critica al materiale di informazione e di istruzione
fornito con il prodotto. A seguire si tenta di offrire una interpretazione
critica delle prestazioni di abbattimento acustico certificate, individuando
quei prodotti che meglio si prestano a un utilizzo in cantiere e si verificano
in concreto quelle caratteristiche morfologiche ed ergonomiche del prodotto
che possono garantire o viceversa negare una effettiva accettazione della
cuffia da parte del lavoratore. Infine, si valuta la capacità di mantenere la
prestazione nel tempo grazie alla manutenzione e al servizio d'assistenza
offerto dal produttore, alla reperibiltà sul mercato di ricambi e accessori
di igiene e alla personalizzazione.
Dall'analisi condotta emerge che l'elevato numero di lavoratori sofferenti di
ipoacusia appare chiaramente legata al generalizzato malcostume
di non volere prendere nemmeno la minima elementare precauzione. In cantiere
infatti sono poche, o quantomeno limitate nel tempo, le lavorazioni e le
attrezzature ad alta aggressività sonora mentre sono tante e prolungate le
attività che espongono a livelli di pressione acustica pericolosi seppur
apparentemente "sopportabili". Dalla prova condotta risulta infatti
evidente che, per il settore edile, le cuffie più adatte sono generalmente
contraddistinte da contenuti valori di attenuazione e possono essere di
conseguenza sostanzialmente leggere, poco ingombranti e abbastanza
confortevoli oltre che poco costose.
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